********************************** Diversi articoli sulle attività, corsi tornei, di Notarstefano Tommaso dal Sito di Sport e News Gli Scacchi sono la "Pietra di paragone" dell'intelletto. J.W. Goethe. **********************************
Quelli che ballavano erano visti come pazzi da quelli che non sentivano la musica. (Friedrich Nietzsche)
Ecco cosa è imparare, non importa se si perde la partita, ma conta come la si perde e in che modo mutiamo noi a causa di questa sconfitta,eppoi conta quel che ne ricaviamo,qualcosa che prima non avevamo e che potremo applicare ad altre partite. Perdere in certo qual modo curioso.... è vincere ! (R.Bach).
IL MIO PENSIERO
VIVO IL PRESENTE, SOGNO IL FUTURO. MA HO IMPARATO DAL PASSATO.
Alcune parole stanno scomparendo dalle nostre conversazioni: diritti, domani, progresso, rispetto, famiglia, integrità, felicità, amicizia. Le rare volte che le si ascolta il loro significato rimane comunque ignoto, elitario....
Insegnami la dolcezza ispirandomi la carità, insegnami la disciplina dandomi la pazienza e insegnami la scienza illuminandomi la mente. (S.Agostino)
Il nostro sogno è quello di veder sorridere i bambini di Ixtacomitàn, uno dei 118 municipi che costituiscono lo stato del Chiapas, in Messico. Vorremmo dar vita ad una struttura sanitaria che possa accogliere le ragazze madri ed i loro bambini. Un luogo che possa dare una opportunità a chi non ne ha mai avuta una. Personale specializzato che riesca ad insegnare alle giovani mamme ed ai loro piccoli a costruirsi un futuro nella loro terra. Le suoremissionarie francescane hanno acquistato il terreno; mentre su facebook i ragazzi “Germogli di Futuro” hanno avviato una campagna mediatica di sensibilizzazione e un concerto per la raccolta di fondi…. adesso è arrivato il nostro momento, con il tuo contributo possiamo costruire l’ospedale: insieme possiamo farcela… Vedi qui il progetto integrale, grazie infinite per il tuo aiuto.
MAGIA D'AMORE
GUERRIERI DI PACE
LENTAMENTE MUORE.....
CONCEDIMI SIGNORE ....
ORME SPIRITUALI
SIAMO TUTTI CREATORI DIVINI
LA NOSTRA PAURA
VORREI ESSERE......
QUALCHE NOTIZIA DI ME....
COSA MI PIACE NELLA VITA
LA MIA PICCOLA CITTA'
IL MIO SITO E' UN .....
ESPLORANDO LA VITA...
I PROVERBI SCACCHISTICI
************************************ LA RUBRICA SETTIMANALE DI SEBASTIANO PAULESU ************************************
I pedoni sono un muro, dietro cui stà il Re sicuro!
Ti puoi certo rompere il collo se lasci il centro senza controllo
Troppe mosse di pedone: così gioca lo sprecone!
Chi gioca solo con la Regina, la sua fine si avvicina!
Tenere i pezzi in casa di paretenza non è proprio una gran scienza!
Avanza il pedone metro dopo metro, però attenzione: non torna più indietro!
Avanzare i pedoni dell'arrocco senza alcun senso è proprio sciocco!
Il Cavallo laterale tante volte porta male
Il Cavallo messo a lato è un Cavallo dimezzato!
Quando il Re se ne và in gita si regala la partita!
Quando si gioca in modo distratto, si perde subito per scacco matto!
Senza guardia è la prima traversa:scacco di torre e partita persa!
Chi dà scacco senza scopo se ne pente prima o dopo!
Quando un pezzo è condannato, muove come un "disperato"...
Tante Regine presenti al gran ballo,e il Re contento rimane in stallo!
Se l'avversario cede spazio prima lo prendo e dopo lo ringrazio!
Chi spreca mosse in apertura rema incontro alla sventura
Dice la legge dello sviluppo di pensare a tutto il gruppo
Una Torre sempre all'erta sulla colonna aperta
Contro i pedoni uniti a catena ogni nemico arretra o si frena!
Pedoni doppiati pedoni isolati sono tutti pedoni malandati
Pedoni di gambetto uno lo prendo, due non li accetto!
Questo Alfiere dove lo metto? Verso il centro oppure in fianchetto?
Quando il tuo Re è sotto scacco non puoi certo pensare all'attacco!
Se su un fianco subisce un attacco allora al centro contrattacco!
Col centro bloccato attacco da un lato!
Con gli arrocchi contrapposti assalti pedonali costi quel che costi!
Un fianchetto senza l'Alfiere è come un palazzo senza portiere!
Case non difese da alcun pedone per i Cavalli son comode poltrone!
L'ultimo che sbaglia perde la battaglia!
Povero Re costretto al bordo e infilzato come un tordo!
Chi ricopia le mosse del Bianco perde senza esserne stanco... Chi ricopia le mosse del Nero perde senza esserne fiero!
Da un continuo scacco perenne il difensore ne esce indenne!
Quando vedi la Donna e l'Alfiere stai molto attento al matto del Barbiere!
Sembrava una cintola di cuoio e invece era il matto del corridoio!
Dell'avversario seguite ogni mossa perchè altrimenti vi scava la fossa!
Chi prende fuoco per due scintille e chi prende matto dell'imbecille...
Sotto controllo la casa di fuga e si dà matto alla tartaruga!
Chi gioca in modo abitudinario dà la vittoria al suo avversario.
Giocatore mogio mogio chi non pigia l'orologio...
Difensore alla riscossa con la bella contromossa!
Sotto controllo la casa di fuga e si dà matto alla tartaruga!
Dai suoi pezzi il Re ben circondato da un Cavallo nemico fu affogato!
Torre messa presto in gioco quasi sempre dura poco!
Lo sviluppo e poi l'arrocco e non perdi come un brocco!
Chi non mette i pezzi in gioco vuol giocare contro il fuoco!
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ADS AVELLINO SCACCHI
L'OASI POETICA
"I veri amici sono quelli che si scambiano reciprocamente fiducia, sogni e pensieri, virtù, gioie e dolori; sempre liberi di separarsi, senza separarsi mai." (Alfred Bougeard) Non leggete come fanno i bambini per divertirvi,o,come gli ambiziosi per istruirvi. No, leggete per vivere. G. Flaubert «La poesia è la rivelazione di un sentimento che il poeta crede che sia personale e interiore, che il lettore riconosce come proprio.» (S. Quasimodo) Se io potrò impedire ad un cuore di spezzarsi non avrò vissuto invano Se allevierò il dolore di una vita o guarirò una pena o aiuterò un pettirosso caduto a rientrare nel nido non avrò vissuto invano. (Emily Dickinson) Un sorriso E se ti ho regalato anche solo un sorriso... la mia giornata non è andata sprecata!
Donare un sorriso rende felice il cuore. Arricchisce chi lo riceve senza impoverire chi lo dona.
Non dura che un istante ma il suo ricordo rimane a lungo. Nessuno è così ricco da poterne far a meno nè così povero da non poterlo donare.
Il sorriso crea gioia in famiglia, dà sostegno nel lavoro ed è segno tangibile di amicizia. Un sorriso dona sollievo a chi è stanco, rinnova il coraggio nelle prove e nella tristezza è medicina.
E se poi incontri chi non te lo offre, sii generoso e porgigli il tuo: nessuno ha tanto bisogno di un sorriso come colui che non sa darlo. P. Johnn Faber
Vivi Non ci sono sogni irrealizzabili, ma solo sogni non realizzati Non ci sono obbiettivi non raggiungibili,ma solo obbiettivi non raggiunti. Non esistono amori impossibili, ma solo amori non conquistati. Non esistono gli avvenimenti che accadono.Ma siamo noi a crearli. Corri dietro ai tuoi sogni, raggiungi i tuoi obbiettivi. Conquista i tuoi amori Non subire la vita... vivi. (Silvana Stremiz)
Esiste qualcosa di più grande e più puro rispetto a ciò che la bocca pronuncia. Il silenzio illumina l'anima, sussurra ai cuori e li unisce. Il silenzio ci porta lontano da noi stessi, ci fa veleggiare nel firmamento dello spirito, ci avvicina la cielo; ci fa sentire che il corpo è nulla più che una prigione, e questo mondo è un luogo d'esilio. (K. Gibran)
Preghiera di serenità Che Dio mi conceda la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare quelle che posso cambiare, e la saggezza di distinguere tra le due. Vivere giorno per giorno, godersi un momento per volta, accettare le avversità come una via verso la pace, prendere, come Lui fece, questo mondo corrotto per quello che è, non per quello che vorrei, confidare che Lui sistemerà tutto se mi abbandonerò alla Sua volontà. Che io possa essere ragionevolmente felice in questa vita e sommamente felice accanto a Lui nella prossima, per sempre. (Reinhold Niebuhr)
Vorrei tornare a sentire i miei sogni vivi dentro di me, avere nuovi stimoli che rapiscano la mia mente e la mia anima e vorrei che questo non fosse un sogno ma la mia vita. Il mondo vedrà il suo tramonto quando l'ultimo uomo smetterà di sognare Vuoi sapere quando e grande il mio cuore? Conta le stelle dell'universo. Le stelle sono piccole fessure attraverso le quali fuoriesce la luce dell'infinito. Le stelle sono illuminate perchè ognuno un giorno possa trovare la sua. L'amore è un frammento d'infinito caduto sulla terra. Tre cose ci sono rimaste del Paradiso: le stelle, i fiori e i bambini.... Finchè abbiamo dei ricordi, il passato dura. Finchè abbiamo delle speranze il Futuro ci attende. Finchè abbiamo degli amici il presente vale la pena di essere vissuto.
La vita è l'infanzia della nostra immortalità. Ogni cosa che puoi immaginare la natura l'ha già creata. Non accontentarti dell'orizzonte, cerca l'infinito...... Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi. Da bambini si è se stessi e si sa e si capisce tutto, come dei piccoli profeti. Poi all'improvviso accade qualcosa e si cessa di essere se stessi, si diventa ciò che gli altri costringono a essere. Si perde la saggezza, e l'anima.(Addio, Mr.Mckenzie)Jean Rhys. La libertà è il diritto dell'anima di respirare. Bambini, imparate a fare le cose difficili; parlare al sordo mostrare la rosa al cieco liberare gli schiavi che si credono liberi. Ieri è Storia, Doamni e un mistero, ma oggi è un dono. Per questo si chiama Presente!
Quando non dai una carezza al momento giusto è come una parola persa nel vento; se neghi un bacio, è un bacio che vola via veloce come una farfalla sui fiori.Cogli quell’attimo senza lasciarlo al tempo e donali quando il cuore lo sente e un domani non avrai pentimenti !
SONDAGGIO "LE IMMORTALI"
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Questo chiede il Cavaliere protagonista de “ Il settimo sigillo “
il film capolavoro di Ingmar Bergman
di MASSIMO BORGHESI
Tra i capolavori di Ingmar Bergman – il grande regista svedese morto il 30 luglio nell’isola di Faaro – c’è Il settimo sigillo del 1956. In uno dei punti più alti del film il cavaliere medievale Antonius Block, reduce, tormentato e disilluso, dalle Crociate, si rivolge, dietro a una grata, a un confessore non sapendo che egli, in realtà, è la morte. Quella morte con cui aveva iniziato una leggendaria partita a scacchi, in riva al mare, per protrarre il proprio destino terreno. Nella confessione il tormento del cavaliere si esprime in un grido: «Perché non posso uccidere Dio in me stesso? Perché continua a vivere in me in questo modo doloroso e umiliante, anche se io lo maledico e voglio strapparlo dal mio cuore? E perché, nonostante tutto, continua a essere una realtà illusoria da cui non riesco a liberarmi?»1. L’angoscia, il vuoto – «il mio cuore è vuoto. Il vuoto è uno specchio che mi guarda. Vi vedo riflessa la mia immagine e provo disgusto e paura»2, – preludono a una domanda. «È così crudelmente impensabile percepire Dio con i propri sensi? Perché deve nascondersi in una nebbia di mezze promesse e di miracoli che nessuno ha visto? […] Io voglio sapere. Non credere. Non supporre. Voglio sapere. Voglio che Dio mi tenda la mano, che mi sveli il suo volto, mi parli»3. Il cavaliere vorrebbe percepire Dio con i propri sensi, averlo dinnanzi in forma umana. Vorrebbe vedere e toccare. Sotto questo profilo Il settimo sigillo è una delle ultime espressioni della fede cristiana del figlio del pastore protestante Erik Bergman. La “trilogia religiosa” che seguirà – Come in uno specchio (1960), Luci d’inverno (1961), Il silenzio (1962) – rappresenta il lutto di una perdita, l’esistenza al cospetto di un’assenza. Al contrario ne Il settimo sigillo, così come ne Il posto delle fragole (1957), rimane traccia di ciò che non è ancora andato perduto. Lo ricorda lo stesso Bergman: «A quel tempo vivevo con alcuni poveri resti della mia devozione infantile, un’idea del tutto ingenua di ciò che si potrebbe chiamare la salvazione extraterrena. Nel frattempo la mia convinzione attuale aveva cominciato a manifestarsi. L’uomo è portatore della propria santità, che però ha luogo su questa terra, senza alcun bisogno di spiegazioni extraterrene. Nel mio film vive, dunque, un rimasuglio abbastanza privo di nevrosi di una devozione sincera e infantile, che si accorda serenamente con un aspro e razionale concetto della realtà. Il settimo sigillo è in definitiva una delle ultime espressioni di fede, delle idee che avevo ereditato da mio padre e che portavo con me dall’infanzia»4. È una confessione importante. Il Bergman successivo a quella stagione tenderà a ridimensionare il proprio orizzonte religioso, fino agli ultimi film, da Sarabanda a Sussurri e grida, che lo confermano come uomo senza speranza. Nel capolavoro del ’56 la «devozione infantile» è rosa dal dubbio, non fino al punto però da non farsi invocazione per una rinnovata evidenza. Lo riconosce anche Emanuele Severino in un’intervista filmata che accompagna l’edizione italiana del film distribuita dalla Fox. Per il filosofo italiano Bergman oscilla qui tra la consapevolezza che gli dei se ne sono definitivamente andati, come per Leopardi, e quella più positiva per cui essi possono tornare. In realtà non di “dei” si tratta, come in Hölderlin, ma del Dio cristiano. Il punto, comunque, non è qui. Severino, in realtà, riconduce la posizione di Bergman all’interno del proprio modello di pensiero, in una forma che ne stravolge il significato. Secondo il filosofo il cavaliere Block esprime l’esigenza di arrivare a Dio non attraverso la fede ma attraverso la conoscenza, quella forma che è chiamata il “toccare Dio”. Alla lettera, però, Dio non è un “fatto” che si possa toccare. Dio, nella cultura occidentale, è una necessità incontrovertibile e non può essere conosciuto mediante un’esperienza empirica, sensibile. Questo fallimento è quanto emergerebbe ne Il settimo sigillo. La richiesta di Block di poter «percepire Dio con i propri sensi» diviene, per Severino, una richiesta insensata, destinata allo scacco: Dio non può “mostrarsi” nella carne. È quanto l’autore aveva già affermato in alcuni articoli, dei primi anni Novanta, dal titolo La fede e il dubbio, l’inesistenza e la violenza della fede e “Vedere”, “udire”, “toccare” Cristo5. Ambedue diretti contro un testo di Luigi Giussani, È se opera, nonché contro saggi dei cardinali Jean-Jérôme Hamer e Joseph Ratzinger contenuti nel medesimo testo6. Severino riconosceva che «quando si afferma che il cristianesimo è innanzitutto “un fatto, un avvenimento” e che la fede cristiana è “il riconoscimento di una presenza – della presenza di Cristo –: come io vedo te, come riconosco la tua presenza”, ci si trova nel “nucleo della fede” cristiana»7. Questa fede, però, nulla avrebbe a che fare con l’evidenza dell’oggetto che si rivela, ma solo con la “volontà” del credente che “decide” di credere. La fede, ogni fede, è per Severino un atto di violenza, violazione dei limiti che non devono essere oltrepassati. Fermo alla divisione kantiana tra il fenomeno (visibile) e il noumeno (invisibile), non può concepire la possibilità che l’evidenza della fede nasca dalla comunicazione dell’invisibile che si rende visibile. «Pietro è beato perché crede, non perché vede; perché ha fede, non perché fa esperienza di ciò in cui egli ha fede; perché, dunque, può fare esperienza della propria fede, e non perché fa esperienza che Gesù è l’Amico, il Figlio di Dio, il Salvatore»8. Per l’autore «se la Prima lettera di Giovanni dice che “la vita eterna che era presso il Padre è apparsa a noi”, che “l’abbiamo veduta con i nostri occhi”, e “udita” e “toccata con le nostre mani”, tuttavia a Giovanni non è consentito pensare che in lui ci sia stata esperienza del Salvatore in quanto tale, e cioè che la “carne” e il “sangue” gli abbiano manifestato il Salvatore: la “carne” e il “sangue” gli hanno manifestato qualcosa che egli ha creduto che fosse il Salvatore»9. Nella peculiare forma “docetista” del divino, per cui il divino non può essere comunicato mediante l’umano, l’“empirismo” giovanneo non ha alcuna validità. Più al fondo: non ha senso. Non ha senso chiedere di un Dio “presente” sensibilmente nella carne di un uomo. La richiesta del cavaliere Block appare così come propria di una dimensione mitica, premoderna, di una devozione “infantile” e “ingenua”. In tal modo, però, la lettura che Severino offre di Bergman non consente di rendere ragione del grido del cavaliere: «Perché non posso uccidere Dio in me stesso?». Un’impossibile uccisione, che contrasta con quella di Nietzsche – quella sì volontaristica! –, premessa dell’invocazione a Dio affinché si manifesti. Trascurando la potenza di questo grido, Severino, la cui filosofia non mostra alcuna sensibilità per il momento esistenziale, per il destino individuale, non è in grado di valorizzare la tensione “religiosa” che caratterizza Il settimo sigillo. Non comprende come nella difficile congiuntura, che prelude all’abbandono della fede, Bergman non solo abbia espresso taluni dei suoi più grandi capolavori, ma abbia anche dato forma a un’esigenza universale: «Voglio che Dio mi tenda la mano…», universale perché profondamente corrispondente a un io, finito e mortale, che anela alla presenza e alla compagnia di un Tu infinito. Per la sua posizione filosofica, chiusa aprioristicamente verso ogni autentica apertura religiosa, Severino è forse il meno adatto a comprendere tale esigenza. Come il vecchio Bergman egli pensa di avere ormai vinto la paura della morte. Ma questo non è il problema di Block. Il cavaliere non teme la morte, il suo problema è il silenzio di Dio, la sua assenza, una assenza che priva di colori e di gusto la vita. «Lo chiamo nelle tenebre, ma a volte è come se non esistesse… La fede è una sofferenza dolorosa, lo sapete? È come amare qualcuno che è là fuori, nel buio, e non si rivela mai, per quanto forte lo si chiami»10. Questa mancanza, vuoto di Dio, è il problema di Bergman nel 1956. Un vuoto che ancora non rifugge la preghiera e la supplica: «Dalle nostre tenebre Ti invochiamo, o Signore, abbi pietà di noi, perché siamo piccoli, abbiamo paura e non sappiamo niente… Dio, che esisti da qualche parte, che devi esistere da qualche parte, abbi pietà di noi»11.
Note
1 Ingmar Bergman, Det sjunde inseglet, tr. it., Alberto Criscuolo (a cura di), Il settimo sigillo, Iperborea, Milano 2005, p. 28. 2Ibid., p. 27. 3Ibid., pp. 27-28. 4 Aldo Garzia, “Il settimo sigillo”, una meditazione sulla vita. Guida al dvd Il settimo sigillo, Bim-Qmedia (distribuito dalla 20th Century Fox). 5 Cfr. E. Severino, Pensieri sul cristianesimo, Rizzoli, Milano 1995, pp. 101-112 e 113-125. 6 L. Giussani, È se opera, 30Giorni, Roma 1994. 7 E. Severino, op. cit., p. 101. 8Ibid., p. 115. 9Ibid., p. 116. 10 I. Bergman, op. cit., pp. 28 e 56. 11Ibid., p. 83.