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Nel romanzo "La tavola fiamminga" (La tabla de Flandes, 1990) Arturo Pérez-Reverte presenta un quadro del 1471 che nasconde un segreto: un omicidio il cui colpevole potrà essere svelato risolvendo un enigma scacchistico. Il pittore fiammingo autore del quadro si chiama Pieter Van Huys e l'unica cosa che sappiamo di lui è che è nato nel 1415 e morto nel 1481. In realtà sappiamo un'altra cosa su di lui... cioè che non esiste! E' un gioco letterario molto comune, fra gli scrittori, inventare per le proprie esigenze un autore e la sua opera, così da entrare in un godibilissimo gioco di specchi. Di solito è più frequente che un romanziere inventi un'opera letteraria, con il rispettivo scrittore: oggi questi "libri immaginari" vengono chiamati "pseudobiblia" (termine coniato nel 1947 dallo scrittore di fantascienza L. Sprague de Camp), e sono molto più comuni di quanto si pensi! Il più famoso è sicuramente il "Necronomicon" che, insieme al suo autore Abdul Alhazred, nasce direttamente dalla fantasia di H.P. Lovecraft. >>>>
Altre volte si inventano compositori, come il Pino Fugazza di Michel Faber, nel romanzo "A voce nuda", o come Van den Budenmayer, inventato dal regista e sceneggiatore polacco Krzysztof Kieślowski insieme al musicista Zbigniew Preisner. In questo panorama di "autori che inventano autori", non stona affatto che Pérez-Reverte abbia inventato un pittore fiammingo, così come nel 1971 Charles Willeford, ne "Il quadro eretico", crea la figura di Jacques Debierue, il più grande pittore del mondo che però ha dipinto una sola tela... La pittura fiamminga si prestava benissimo alle intenzioni di Pérez-Reverte: la rappresentazione maniacalmente esatta e perfetta della realtà! C'è chi ha paragonato questo genere di pittura alla fotografia: ed una foto proveniente dal passato era esattamente quello che cercava l'autore! Per convenzione si fa risalire l'inizio dello stile pittorico fiammingo all'opera di Jan Van Eyck (1390-1441), il cui stile particolare e la grande cura per i dettagli sarà il leit-motiv di tutta la corrente. Ma attribuire un quadro immaginario ad uno dei grandi pittori fiamminghi (van Dyck, Bruegel, van der Goes, de Flandes) avrebbe fatto scoprire subito l'"inganno": come tanti prima e dopo di lui, Pérez-Reverte decise di inventare anche l'autore, oltre che l'opera! Il nome di riferimento è plausibilmente Pieter Huys, pittore fiammingo realmente esistito, nato intorno al 1519 e morto intorno al 1584, e di cui si conoscono pochissime opere di sicura attribuzione (la più famosa è "Le tentazioni di Sant'Antonio", 1547). Per modificare il nome, però, basta la semplice aggiunta di una particella grammaticale comunissima nella lingua olandese: "van". Ecco nato Pieter Van Huys, più giovane del vero Pieter Huys di almeno cento anni! «Solo un maestro come Van Huys poteva raggiungere un simile risultato con il nero di un vestito - il colore che nasce dall’assenza di colore, con il quale pochissimi avrebbero osato tanto - rendendolo così reale che si aveva quasi l’impressione di sentire la morbida carezza del velluto sullo sgabello ricoperto di cuoio lavorato.» Come sanno bene gli "autori di autori", il gioco rende poco se si rimane "autoreferenziali": il quadro non è completo se non esiste un'altra opera che parla dell'autore inventato! Pérez-Reverte, però, non fa parte di un gruppo di amici scrittori come quello di Lovecraft, Bloch, Ashton Smith, Derleth e altri, che negli anni '30 e '40 si citavano a vicenda i libri inventati: lo scrittore spagnolo deve fare tutto da solo! Ecco così che per dar "credibilità" a Pieter Van Huys nel primo capitolo del romanzo c'è una sequenza di testi antichi che lo citano, ne parlano e ne danno addirittura cenni biografici. «Van Huys fu per qualche tempo il pittore di corte in Ostenburgo... Nel 1463 Fernando Altenhoffen gli assegnò una pensione di cento libbre all’anno, da pagarsi metà per San Giovanni e metà a Natale. [...] Jean Lemaire, nella sua "Couronne Margaridique",scritta in onore di Margherita d’Austria, governatrice dei Paesi Bassi, cita Pierre de Brugge (Van Huys) [...] negli inventari del Regno di Valencia risulta che Alfonso V il Magnanimo possedeva opere di Van Huys, Van Eyck ed altri maestri ponentini, tutte andate perdute... Nel 1454 lo menziona anche Bartolomeo Fazio, cortigiano vicino ad Alfonso V, nel suo "De viribus illustris", alludendo a lui come "Pietrus Husyus, insignis pictor"» Ovviamente, di tutto questo esiste traccia solo ed esclusivamente nel romanzo! Salutiamo quindi con affetto Pieter Van Huys, pittore inesistente ma che ci ha regalato tante emozioni con il suo dipinto, altrettanto inesistente! Dipinto che ha visto la luce in ben due versioni, al contrario di tanti dipinti veri andati perduti: la prima è dovuta ai grafici editoriali che l'hanno creata per la copertina originale del romanzo (e in seguito è stata usata per la bella versione cinematografica della storia); la seconda è una ricostruzione di non meglio specificata origine, usata nel web per un gioco di ruolo letterario in lingua francese, ma che di fiammingo ha veramente ben poco!
I pedoni in a7, b7 e d7 sono nelle posizioni iniziali. L'Alfiere in c8, pure: e non si è ancora mosso, visto dove sono i pedoni b7 e d7. Le caselle utili per il Cavallo in b8 e per il pedone a5 sono occupate. La Torre c1 ha le tre caselle circostanti occupate. Il Cavallo d1 potrebbe provenire da e3 o da b2 ma avrebbe messo in entrambi i casi il Re Bianco sotto scacco. Il Re Nero non può arrivare da b3 o da b4, per via del Re Bianco. In a3 sarebbe stato sotto scacco da parte del Cavallo b2, quindi la posizione fa supporre che si trovi lì da più di un turno. E' dunque la Regina Nera che deve essere stata appena mossa. Sta in c2 e non può provenire che da a2,b2,b3 e d3; ma d3, b3 e a2 sono da escludere perché il Re Bianco sarebbe stato sotto scacco. Quindi l'ultima mossa è stata Regina Nera da b2 a c2. In questa posizione la Regina Nera è però minacciata dalla Torre in b5. Se la Regina era non è stata ancora mangiata, se ne deduce che la Torre, in b5 c'è appena arrivata e un pezzo che doveva trovarsi in b3 o in b4 è stato spostato. Per arrivare lì, la torre b5 deve aver mangiato un pezzo, altrimenti la Regina Nera sarebbe già stata minacciata dalla torre b6. Quale pezzo si è mangiata la Regina Nera? o un pedone, o un alfiere o una torre (la Regina Bianca e il Cavallo sono ancora sulla scacchiera). La casella b5 è bianca e l'Alfiere che viaggia sulle bianche è ancora ben vivo in c8; quindi non si è mangiata un alfiere. I dintorni della casella a8 mostrano che una Torre è stata mangiata e l'altra Torre c'è ancora. Il pedone in a5 viene da c7 e gli altri pedoni non potevano arrivare in b5: dunque non può essere stato mangiato un pedone. In b5 deve esserci arrivato dunque arrivato un pezzo da b3 o da b4, con uno spostamento. Quale pezzo? l'Alfiere bianco è in f1 e non ci può essere arrivato da b3 in un solo colpo. L'alfiere nero potrebbe venire da b4 ma sarebbe ancora visibile sulla scacchiera. La regina bianca è in e1 e nemmeno lei può essere arrivata da b3 o b4 in un solo colpo. Se c'era un pedone, ora lo si vedrebbe in a4, a5, c4 o c5. Le Torri bianche sono in b5 e b6. Quindi il pezzo che è stato spostato era un Cavallo. Ma siccome il Cavallo non è più sulla scacchiera, evidentemente è stato mangiato, dopo lo spostamento dalla Regina. Era in b4 per andare in c2. Quindi la Regina ha appena mangiato il Cavallo. E' la risposta alla domanda "Quis necavit equitem?".